Strumenti chirurgici

Cos'è la fluidoterapia

 
Valentina
Di Valentina. Aggiornato: 29 agosto 2026
Cos'è la fluidoterapia
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Con il termine fluidoterapia ci si riferisce al procedimento per rimpiazzare i liquidi, i sali minerali e gli zuccheri persi durante il digiuno preoperatorio e intraoperatorio. Queste perdite possono avvenire tramite le perdite ematiche, la diuresi e la sudorazione, e il processo è applicato a un paziente prima o dopo averlo sottoposto all'anestesia generale, necessaria per determinati interventi chirurgici. I liquidi utilizzati includono: cristalloidi, ossia soluzioni saline, come la soluzione fisiologica composta da cloruro di sodio allo 0,9%, ringer lattato e ringer acetato, che contengono oltre al sodio anche elettroliti come calcio e potassio; e i colloidi, come l’emagel, che è una poligelatina, utilizzata se il paziente è ipoteso. La quantità di fluidi da somministrare è calcolata in 6 ml/kg, in base alle ore di digiuno pre e intra operatorie. Si moltiplica il peso per le ore di digiuno per sei, quindi per un numero variabile tra 2 e 8, secondo che si tratti di chirurgia maggiore, minore o intermedia, il fattore denominato stress chirurgico. Approfondiamo questo tema su uncome.it.

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Passi da seguire:

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Si deve adattare l’infusione perioperatoria in base alle differenze fisiologiche tra adulti e neonati e alla regolazione di fluidi ed elettroliti durante la crescita. La necessità di liquidi e la maturazione del rene pongono dei limiti alla quantità e al tipo di liquidi da somministrare intraoperatoriamente. Il 40% dell’acqua corporea nei neonati è liquido extracellulare, mentre negli adulti è il 20%; il volume plasmatico è simile a tutte le età. L’elevata percentuale di liquido extracellulare causa un continuo cambiamento di acqua ed elettroliti, portando per esempio a una perdita di peso corporeo del 10% nel neonato che non beve per un giorno intero. Sia prima che durante un’operazione chirurgica, si verificano perdite ipotoniche ed isotoniche, nel primo caso per diarrea o sudorazione, nel secondo a causa di traumi, ustioni o perdite digestive come il vomito.

È importante considerare che le condizioni ambientali possono influenzare significativamente il bilancio idrico, specialmente nei neonati, dove l'omeostasi è più delicata.

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Il fabbisogno di liquidi aumenta in ambienti surriscaldati e nelle iperpiressie; è necessario un 10% in più di liquidi per ogni grado centigrado di febbre in più. Nel caso di chirurgia toracica o addominale, potrebbe verificarsi un deficit intraoperatorio di fluidi, come una perdita ematica. In generale, i tempi di digiuno preoperatorio sono stati rivisti. I grassi e il latte rallentano lo svuotamento gastrico. In particolare, i bambini con meno di un anno possono assumere latte fino a sei ore prima dell’intervento e liquidi semplici fino a tre ore prima. Tra uno e due anni, è possibile somministrare liquidi fino a quattro ore prima. Oltre i tre anni, i bambini possono essere trattati come adulti nel digiuno preoperatorio, che deve essere il più breve possibile per ridurre la perdita di volume dei liquidi e il disagio del bambino.

Recenti studi hanno suggerito che mantenere un'adeguata idratazione preoperatoria può migliorare il recupero postoperatorio e ridurre le complicanze.

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I liquidi somministrati durante un’operazione devono sostituire le perdite preoperatorie e quelle perioperatorie, sia ipotoniche che isotoniche. Nel caso di somministrazione di soluzioni ipotoniche, il rene deve eliminare l’acqua in eccesso, perdendo sodio. Dato che il rene può diluire le urine ed eliminare il sodio anche nei bambini piccoli, è preferibile somministrare soluzioni saline bilanciate. Durante la prima ora d’intervento, ai bambini sotto i quattro anni si devono somministrare 25 ml/kg di soluzione salina; al di sopra di tale età, invece, 15 ml/kg. Nelle ore successive, la somministrazione deve essere basata sulla gravità del trauma operatorio. Alcuni colloidi non devono essere somministrati ai bambini al di sotto dei due anni per via dell’immaturità renale, che fa sì che queste sostanze rimangano in circolo per un tempo prolungato. Si può somministrare albumina quando le perdite ematiche sono significative, ma non sufficienti a richiedere emotrasfusioni.

Inoltre, l'uso di soluzioni colloidali deve essere attentamente valutato, considerando le esigenze individuali del paziente e le condizioni cliniche.

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Nel trattamento postoperatorio, occorre tenere conto della soglia renale nei bambini, che può produrre una diuresi osmotica con perdita di sodio e acqua, la prima dovuta a un danno dei tessuti o a vomito, con ulteriore diminuzione del sodio nel plasma. Questo può portare a uno spostamento dell’acqua dallo spazio extracellulare ipotonico a quello intracellulare isotonico. Le conseguenze includono un edema cerebrale con irritazione del sistema nervoso centrale, depressione della coscienza, disorientamento, vomito e convulsioni. Si deve quindi somministrare sodio bicarbonato al 6% con dosi di 2 ml/kg, a volte associato a soluzioni saline bilanciate. Questo porterà a un aumento dell’osmosità plasmatica e a uno spostamento dalle cellule cerebrali. Se il sodio non supera il livello di 120 mmol/l, si deve somministrare un’ulteriore dose di un mg/kg. È essenziale adottare un trattamento per le convulsioni e monitorare attentamente la soluzione fisiologica somministrata con cloruro di sodio, da evitare in certi casi per l’alto contenuto di cloruro.

Un attento monitoraggio postoperatorio è cruciale per prevenire complicanze e garantire un recupero ottimale.

Questo articolo è puramente informativo, in unCOME non abbiamo la facoltà di prescrivere nessuna cura né realizzare alcun tipo di diagnosi. Ti invitiamo ad andare dal medico nel caso in cui presenti qualsiasi tipo di malessere.

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